Quest’anno mi sono capitati lavori molto diversi tra loro, ma uno in particolare mi ha lasciato parecchio su cui riflettere. Pochi giorni fa ho lavorato come fotografo alla Fiera Internazionale del Cane di Bologna.
Nonostante condivida la mia vita con Locke, il mio meticcio di quasi quattro anni, fino a quel momento ignoravo completamente l’esistenza di una manifestazione di queste dimensioni e, soprattutto, ciò che accade dietro le quinte di un evento del genere.
Per tre giorni ho vissuto la fiera dalla mattina alla sera, osservando persone, animali, espositori, allevatori e visitatori. È stata un’esperienza intensa, capace di mostrare contemporaneamente il lato più bello e quello più controverso del rapporto tra uomo e cane.
La maggior parte delle persone che ho incontrato era lì per passione. Famiglie, proprietari, appassionati e professionisti accomunati da un sincero affetto verso i propri compagni a quattro zampe. Sarebbe ingiusto raccontare solo un lato della storia.
Eppure, accanto a questa realtà, ne esiste un’altra. Una realtà fatta di interessi economici, competizione e profitto. Quando attorno a qualsiasi settore si muovono cifre importanti, il confine tra etica e business può diventare sottile. In alcuni momenti ho avuto la sensazione che l’animale smettesse di essere il protagonista per diventare il mezzo attraverso cui raggiungere un obiettivo.
Non ho la pretesa di esprimere giudizi definitivi su un mondo che ho osservato soltanto per pochi giorni. Il mio compito era fotografare, guardare e raccontare.
Così, tra uno stand e l’altro, ho raccolto una serie di immagini che provano a restituire l’atmosfera di quei giorni: gli sguardi, le attese, la stanchezza, l’orgoglio, la cura e, talvolta, le contraddizioni.
Lascio da parte le opinioni personali. Per una volta, preferisco lasciare che siano le fotografie a raccontare e criticare ciò che ho visto.
Luca.








































